Questa è la pagina personale di Roberto Parodi all'interno del sito www.threepercenters.it Dateci pure un occhiata, anche se il sito è molto più interessante delle cazzate autobiografiche del sottoscritto Se poi proprio non potete farne a meno, va bè qui sotto c'è il resto

Mi chiamo Roberto Parodi e sono nato nel 1963 ad Alessandria. Negli oltre quarant'anni
che mi ritrovo sbirciando la mia carta d'identità ho combinato diverse
cose. E non sempre tutte coerenti l'una con l'altra.
Liceo scientifico ad Alessandria e poi, inspiegabilmente, Politecnico di Torino
dal quale esco a razzo (vista l'incompatibilità con l'ambiente)
in meno di cinque anni con una laurea in ingegneria meccanica. Chi cavolo me l'ha
fatto fare, non l'ho ancora capito: in effetti volevo fare medicina avendo
anni di Croce Rossa alle spalle ed una grande passione per l'anatomia (non
solo femminile). Tra l'altro mi ero appena fidanzato con una biondina di
Roma che non aspettava altro che avermi laggiù a studiare per un bel sei
o sette anni. Nonostante la favorevole situazione astrale, la biondina mi ha mollato
e io, per dare il colpo di grazia, ho pensato bene di chiedere lumi ad un parente
medico che, anni dopo, quando si dava malato diceva che era incinto. Così
ho finito per fare come il mio papà, ingegnere pure lui, ma di maggior
successo. Ovviamente accettavo di tutto e all'ultimo esame ho raccontato
che facevo il pompiere. Una cosa da lasciarti secco.
Qualche sospetto lo avevo avuto dall'inizio ma ci sono voluti tre anni alla
Pirelli per rendermi consapevole di aver fatto la cazzata del secolo. La mia affinità
con la figura dell'ingegnere di fabbrica era inferiore a quella che c'è tra le Orsoline e un gruppo di Hells Angels.
Detto fatto: mi licenzio e cerco di riqualificarmi con il master SDA alla Bocconi.
Rimettersi sui libri per un MBA alla rispettabile età di ventinove anni
(senza più stipendio) è una bella sfida (per non dire sfiga) ma
dopo un anno e mezzo, mi diplomo. Invio circa tremila lettere con curriculum a
società di consulenza e banche d'affari, giusto perchè avevo
letto "Barbarians at the Gate" e visto "Wall Street" al
cinema.

Le lettere a cui tenevo di più le passavo sulle tette della mia
ragazza a scopo propiziatorio. Un pazzo decide di assumermi e inaspettatamente mi ritrovo a iniziare la mia carriera
nell'Investment Banking partendo da una banca americana di tutto rispetto,
la Chemical Bank. Prendo casa a Milano (quando era ancora 'da bere'), compro quattro gessati e butto via tutte le scarpe marroni (never brown, in town).
Nel frattempo devo pure cambiare macchina visto che la ragazza delle tette è diventata mia moglie e aspettiamo un bambino.
La mia cabriolet cede il posto a una station wagon e la tessera del Nepentha si eclissa a favore di quella dell'Esselunga. La mia vita era cambiata. Anche se io continuavo a non capire un cazzo.
Facciamo un bel salto di oltre dieci anni ed eccoci nel 2006.
 
Di bambini ne ho tre, di banche estere ne ho cambiate quattro, la mia ragazza ha sempre delle gran tette ma è diventata una imprenditrice di successo e preferisce se sulle tette le passo l'American Express. Alcune cose però sono rimaste intatte; il mio pianoforte, il rock, la letteratura americana. E la mia Harley-Davidson.
Ci sono arrivato presto, a sedici anni, con una eroica SST 125 scrambler.
Questa...

Tempi
oscuri quando l'Harley-Davidson, allora proprietà della AMF sondava collaborazioni con la Aermacchi e cedeva poi parte dei propri impianti addirittura alla Cagiva. Ricordo che per ottenerla, due anni prima avevo rinunciato al cinquantino: sapevo che se me lo fossi fatto comprare, poi non sarei riuscito a sparare alto sul centoventicinque. Ed è stato così che per due anni ho parcheggiato davanti al liceo un imbarazzante Motograziella con cestino davanti e dietro. Verde.
 Il 'motocesso' (così era conosciuto nella comunità
locale) era in realtà una forza della natura e nonostante le sembianze mansuete, dava la polvere a tutti i vespini e anche al temibile Peugeot con variatore. Ma purtroppo le ragazze non sembravano essere troppo sensibili a questi argomenti e preferivano farsi accompagnare da chi aveva il Caballero
o l'Aspes.
Da quei tempi ho cambiato altre moto giungendo alla real thing solo a metà degli anni novanta: lo sapete, quei gingilli non li regalano
ed io come Investment Banker ho avuto qualche anno di bonus piuttosto scarsi.
Da diversi anni viaggio sulla moto più bella del mondo: una Road-King
nera del '98, scarichi aperti, sella singola, due ali bianche sul serbatoio
e rigorosamente priva di parabrezza.
Come a tutti gli uomini sui quarant'anni ogni due ore mi viene lo stress
da 'Bilancio della Vita', pensiero dal quale cerco di sfuggire come
un ex-investitore Parmalat al quale si sottopongono azioni Cirio.
Per sopravvivere ho un paio di salvagenti: la mia bambina a due cilindri e due
amici con cui fuggire quando non ce la faccio più.
E credetemi, non è poco.
Il Parodi scrittore
Ad ottobre del 2008 ho pubblicato questo libro "Il cuore a due cilindri: viaggi e riflessioni di un uomo innamorato della sua harley-davidson", per la FBE-Edizioni di Milano.
Lo potete trovare in libreria o sul sito della casa editrice FBE-Edizioni Per ulteriori informazioni, cliccate sulla copertina.
Qui sotto un po' di roba mia: qualche articolo tratto dalla rubrica SENZA PARABREZZA che tenevo su Freeway Magazine, (ora scrivo su LowRide), e un paio di mie imprese da maratoneta: giusto per non stare sempre col culo sulla sella ...
Ah, dimenticavo: chissà se qualcuno di voi si ricorda del "Cattivo Tobia"... Ma sì, quel rompiscatole che scriveva sotto falso nome sul famoso Italians di Beppe Severgnini. Ok, è stato un periodo piuttosto divertente, anche se lo pseudonimo me lo aveva appioppato Beppe. Io avrei preferito qualcosa che ricordasse un po' meno un cucciolo di Yorkshire. Vi ripropongo qui un una selezione di classici tra i profili del Cattivo Tobia. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale...
Le mamme dell'asilo Sant'Orsola di via Cappuccio
La mamma - totale di via Lanzone
La sportivona di via Cappuccio
La mamma-separata di Piazza Borromei
La mamma-ricca di via San Vittore
La Ciellina della prima cerchia
La Stronza
E altri personaggi:
Le Segretarie
Il lanciatore di Sombrero
Le sciampiste
L'intellettuale
Il Souk di beneficenza
L'investment banker
Il degustatore
Il Local
Gli occupatori di posti
Il giovane politico rampante
Lo snowboarder
Lo sciatore vecchia scuola
Il piacione
Il Charter verso il Mar Rosso
Il Parodi "recensore" allo sbaraglio
Da qualche mese è in edicola un mensile unico nel suo genere, si chiama Giudizio Universale (www.giudiziouniversale.it), ed è nato da un'idea di un mio amico, Arrigo Roveda. Il giornale recensisce di tutto: dalle cabine telefoniche ai film e agli uomini politici, passando per le leggi, le istituzioni e i Motel da due ore a botta . Tra i recensori, penne esperte si mischiano con dilettanti senza speranza. Come me appunto. Eccovi alcune tra le mie recensioni più significative:
Bagni Fiore - Paraggi
Gnocca travel
Libreria del Viaggiatore
Ma torniamo alla moto: eccomi sulla Guzzi V7 special, il 750 più bello mai prodotto. E anche la mia prima grossa moto

Qui sotto la mia V7 Special (che avevo verniciato nera e corredato di due borse in cuoio fatte fare apposta) nelle due settimane in cui avevo sia lei che la nuova ELactra Glide Sport (qui in foto, già priva dell'orrendo cruscotto di serie).

Infine non poteva mancare la mia Vespa 125 TS del '72 (che ancora posseggo, a nanna in garage in Alessandria). Questa foto, simbolo dei miei primi anni 90, sbarbato di banca d'affari con cappottino in cover-coat e mocassino lucido. Quando speravo ancora di diventare ricco...

Qui sotto uno shot fatto con la sinistra mentre attraverso il Western Sahara



Qui, un attimo di pausa nel trasferimento tra Rosso e Diama, sulla pista sterrata che segna il confine tra Mauritania e Senegal


Qui sotto invece, eccomi al traguardo della Maratona di New York, nel 2004 Venticinquemilesimo su trentottomila, cinque ore e 5 minuti. La qualità della mia performance si può desumere anche dalla foto, osservando il gruppo di arrivo nel quale mi ero trovato sul finish line: l'età media era di 70 anni, c'era pure un veterano della guerra di secessione. Alcuni sfoggiavano con orgoglio arti in legno e protesi varie. Altri sono morti di vecchiaia pochi minuti dopo l'arrivo. Per chi vuole saperne di più, è tutto qui: Maratona NY

E infine, un'altra delle mie grandi passioni, che raggiunge (e a volte supera) la moto. Come l'Harley, ha la stessa capacità di fare incazzare i vicini di casa (e spesso anche Donna Giovanna):
signori, ecco le mie due chitarre. Semplicemente i due oggetti più belli mai costruiti da mano umana. Come si vede dalle foto, l'acustica è una Martin Vintage D28: il suono è indescrivibilmente puro, e sembra uscire dall'essenza stessa dei legni stagionati con cui è costruita. Quella elettrica non ha bisogno di presentazione: è una leggendaria Fender Telecaster '52, modello Butterscotch Blonde. Quella che usa Keith Richards e talvolta anche Bruce Springsteen. Insomma, potevo avere uno stumento diverso?
E allora ragazzi, Rock'n Roll!!!!



Torna alla Homepage
|