24 luglio 2007
Sesta puntata
Scritta da Roberto Parodi 3%er
E allora avanti con i viaggi, ragazzi, che in fondo sono il motivo principale per cui la gente ci conosce e che fa si che io sprechi fiumi d'inchiostro digitale e lunghe serate che potrei invece passare in modo molto più proficuo, per esempio suonando la chitarra elettrica o facendo la lotta con Pietro e Vittorio sul lettone. E quindi, iniziamo con il primo, il sempiterno Marocco ispirato a Marrakech Express, sia per la totale incoscenza con cui fu affrontato e sia per l'amicizia che univa i tre volenterosi partecipanti. Ricordo che eravamo al Light, zona corso Como (e anche qui il tasso alcolico avrebbe tranquillamente potuto fondere qualsiasi palloncino della madama); io mi ero inerpicato su uno dei seggiolini al bancone quando dissi: - Ok ragazzi, adesso è febbraio? Ok, io la mattina del tre aprile accendo la moto, apro il portone di via Quadronno, giro a sinistra e vado in Marocco. Se ci siete, ci andiamo insieme, cazzo - E' bastato quello: Mario e Depia erano subito d'accordo. Il programma era assolutamente aperto (lo dettagliai al chilometro, qualche settimana dopo...) e l'avventura ci si prospettava all'orizzonte. Peccato che quel bastardo del Depia mi aveva privato di uno dei famosi gesti eroici che mi ero programmato, e cioè di presentarmi alla partenza SENZA il maledetto parabrezza del RKing, oggetto assolutamente superfluo, ma che avevo utilizzato in un Faaker See di qualche anno prima e che mi aveva valso le invidie e la malevolenza dei due fratelli, avvinghiati come babbuini al manubrio dei loro Sportsters. Il Depia spara subito - Uè, Parods, noi veniamo... ma tu devi venire senza quel cazzo di parabrezza, eh??? - Vagli a spiegare che avevo già in mente il gesto.... Beh, il viaggio fu grandissimo. Amavo talmente tanto l'idea di affrontare l'avventura con loro che approssimandosi la data, avevo letto TUTTO il possibile sulla meta, allo scopo di non perdere qualche sito o qualche bella esperienza turistica. Peccato che a quel punto sembravo una consumata guida locale, mi mancava il turbante dei beduini: ricordo che ancora prima di giungere in Marocco, avevo già rotto i maroni ad una carovana di land rover tedesche che, a quanto avevo sentito, avevano programmato una strada sbagliata e glielo avevo prontamente comunicato. Dopo un conciliabolo, i crucchi concludevano che AVEVO RAGIONE e mi ringraziavano chiedendomi come facevo ad avere una simile esperienza LOCALE. Non seppi cosa rispondere. Un po' come quando avevo comunicato ai ragazzi che sul passo dell'Atlante avremmo dovuto fare attenzione alle venditrici di ambra e opale che spesso si lanciano in mezzo alla strada con la loro merce. Cosa che puntualmente si era verificata. Mario e il Depia volevano sopprimermi. Che ci volete fare, son fatto così: l'approfondimento mi diverte e sono comunque un ingegnere meccanico, cazzo. Mario ha una cultura vastissima già insita nella testa e una quantità di nozioni gli saltano fuori come un computer, mentre il Depia è l'anima creativa del viaggio. E' lui l'uomo che al mattino mentre noi dormiamo, è già uscito da un'ora e ha già comprato quattro maschere africane da mezzo metro quadrato, due zagaglie e un servizio da tè in porcellana sahariana, che ci chiede di suddividere come carico in moto. Oppure ha già filmato la medina e ci comunica che ha opzionato venti chilogrammi di zafferano purissimo comprato a sconto che all'Esselunga costa il triplo! Che devo dire: siamo tre agli antipodi in quasi tutto e i casini saltano SEMPRE fuori: non ricordo un viaggio in cui non siamo quasi venuti alle mani. Quello della Turchia, Balcani e Romania fu il peggiore, come già raccontato, ma anche in Albania e Bosnia le nostre diversità hanno provocato la solita "maretta" alla 3percenters: il Depia per esempio era fuori di testa per il maledetto freno davanti (cosa che avviene tutt'ora peraltro...) e mi aveva appena centrato la moto, aprendola come una scatola di sardine. Il nervosismo aveva subito iniziato a volare a livello di guardia ed il problema in quei casi è che la situazione ci sfugge regolarmente di mano. Ovviamente gli approcci sono diametralmente opposti: il Mario adotta l'approccio "pozzo di scienza, ci penso io", il Depia adotta la formula "maronn, maronn, è finita, andiamo a casa, torno in Italia domani mattina", e il Parods cerca di convincere tutti che "via, via, non è successo un cazzo, non rompete!".
In effetti io tendo sempre a minimizzare, forse troppo: il caso più eclatante fu quando in Tunisia, il giorno prima di entrare nel deserto del Sahara, il Depia rovinò al suolo sempre per colpa del freno davanti. Mentre gli risistemavamo il cambio in un'officina di trattori (dove pagammo 3 Euro, tè e focacce incluse), la mano del Depia si gonfiava fino a diventare come un guantone da baseball. Alla sera, a Matmata, la manona sembrava una di quelle gonfiabili che si danno ai bambini al lunapark. Il Depia, generosamente, resisteva all'impulso di lasciarsi andare allo sconforto e far scattare uno dei più classici maronn, maronn... quando io ebbi l'alzata d'ingegno: chiamai un medico, a Milano, descrivendo i sintomi del Depia. Il professionista, senza il minimo dubbio sentenziò: - E' fratturata al 100 per 100.- Il Depia mi guardava dall'altra parte della stanza, visibilmente preoccupato ed aspettava il responso telefonico. Io abbasso il telefono e con la faccia delle grandi occasioni dichiaro - Depia, cazzo, hai sempre il solito culo, è soltanto un grosso ematoma: domani, non hai più un cazzo. Adesso però, basta storie e tutti a fare il pieno che domani mattina dobbiamo farci 100 km di deserto.....-
Quindi ragazzi, potete immaginare il livello. Ma in fondo, ce la caviamo sempre, con l'affetto e l'amore che ci unisce, e con la buona stella, o forse tre stelle che da lassù sembra che non si siano ancora stufate di proteggerci.... Roberto Parodi 3%er
PS: La mano poi non era affatto fratturata, era il medico che non capiva un cazzo...
23 luglio 2007
Quinta puntata
Scritta da Roberto Depiano 3%er, alias "Il Depia"
Ieri sera ho incontrato un caro amico che fa ancora parte del ciapter Milano. Gli ho chiesto come andavano le cose e se per caso era stato al ran de milan. La sua risposta è stata eloquente 'non sono riuscito a prenotare, adesso siamo 260 e appena aprono un evento immediatamente i posti sono esauriti....
Quello che noi si pronosticava quattro anni fa alla fine è diventato una realtà... 'agenzia viaggi milano ciapter'. Bene se vi state chiedendo cosa c'entri questo con la nostra storia? La risposta è niente, assolutamente niente. Detto ciò eccovi il secondo pezzo della nostra storia secondo il depia.
NASCITA DI UN VIAGGIO
Solitamente i nostri viaggi 'nascono per caso, vengono fuori già con le parole' e diciamo che nella maggior parte dei casi questa cosa avviene così:
Milano, al 'Mom' locale in viale Monte Nero. Aperitivo puntello alle 19.30, io sono già al tavolino che aspetto da almeno un'ora e mi leggo il giornale davanti alla mia prima birra (mi sono rotto le palle di lavorare nel posto in cui sono e quindi alle 17.30 max taglio la corda). Mario so già che tarda almeno mezz'ora e quando arriverà con l'aria dell'uomo tutto indaffarato, passerà poi i primi quindici minuti a raccontarci perché ha fatto tardi e a scusarsi ma purtroppo aveva un caso sui diritti internazionali dei nani da giardino aperto con la corte suprema degli stati uniti. Il Parodi arriverà qualche minuto dopo, ma non troppi. Diciamo quelli sufficienti a farsi la sua bella entrata in moto nel viale e per poi entrare felice tipo cowboy vestito di gessato grigio e gilè d'ordinanza nel pub. Una volta tutti insieme parte il primo giro. Negroni sbagliato per Mario (giornata pesante), Mohito per me (un pò da checca) e birra piccola per il Parodi che non vuole bere perché in questo periodo è un po' a dieta (dopo che probabilmente la sera prima si è sfondato di pesce e vino bianco con la Giò). Eccoci qua 'eravamo tre amici al bar che volevano cambiare il mondo', tavolino scrauso, patatine e/o noccioline del mese prima, qualche commento sul culo della nuova cameriera del locale, oplà parte il cazzeggio...
Parodi: - Allora che si fa quest'anno? Avrei pensato a un bel giro in Tunisia. Li c'è un oasi pazzesca che si raggiunge solo attraverso un pista che segue una pipeline. Ho stampato anche un paio di articoli a riguardo (il che significa che ne ha già tirati giù da internet almeno 160.000 e per ora si è limitato a leggerne 19.250)... Mario: 'Dove dove dove, Tunisiaaaaaa? Ma cazzo è possibile che dobbiamo sempre finire in mezzo a cammelli e capretti sgozzati. No io quest'anno ad agosto vado a Bali (Diana ha già prenotato un alberghetto a undici stelle e volo in Upper first class con pompino incluso). Io Tunisia no... poi è un casino che voglio fare un bel giro nei castelli della Loira, perché non andiamo li?' Parodi: 'No biki io nei Castelli della Loira non ci vengo nemmeno in mongolfiera prima dei 95 anni' Io: 'Boh non so, poi ho 'sta cazzo di moto che non frena, ho pochi giorni di ferie, bohhhhh Comunque dimmi un pò com'è sto cazzo posto?... Parodi: - Cazzo Depia è un posto pazzesco, pensa che per arrivarci dobbiamo passare nella cittadina dove hanno girato guerre stellari - Mario (mezzo negroni): - Guerre Stellaaaaaari. Che figata! Ma dove li li li li dove Lucas, pim pum pam, e poi c'era Obi-Uan-Kenobi che va a trovare... Noooooooooo che figata, comunque io quest'anno vado in francia nella Loira... Parodi - Ma no cazzo ascoltatemi ragazzi, ho già visto qualche piccolo dettaglio (ed estrae la mappa militare della Tunisia in dotazione ai servizi segreti algerini versione originale). Partendo da Genova in un notte pam siamo a tunisi, pim usciamo dal porto, hop, saliamo in moto tiriamo un cinque o sei ore buone. Possiamo arrivare tipo a Sfax...
Io: - No Sfax no ragazzi, è troppo lontana e non ne ho per il cazzo di stare in moto per venti ore dopo il traghetto, arriviamo a Sousse - Mario: - che cazzo c'è a Sousse? Io: - Ci sono stato, è carina e poi cè un bel mercato nella medina!. Parodi: - Ah si, mi sembra di aver letto giusto qualcosina!!!!! Sousse e' stata fondata dal secondo re della Tunisia nella prima Aziz della prima dinastia Amib, figlio di terzo letto della terza stirpe dei re di occidente.- Io (occhi sgranati e mohito finito): - Ma cosa cazzo stai dicendo... ?- Mario (negroni finito): - Ah si cazzo quelli battuti dai libici a chi lancia il sasso più lontano durante un torneo mediovale nel terzo secolo dopo cristo! Parodi (birra finita): - Ma si cazzo, proprio lui - Io a tutti e due: - Oh...- Loro due insieme: - Ah si, che figata, ho trovato un pubblicazione su questo. Ah, proprio mentre andavo, ah si, ah bene bella li bella li - Io a tutti e due, con tono più forte: - Oh..Oh bevete qualcosa ancora? - Loro due insieme: .- Ah scusa, scusa Depia - Mario: - Io si un altro me lo faccio - Parodi: - No ragazzi sono a dieta, eh eh. Allora cazzo facciamo? Si va AL PONTE DEL PRIMO MAGGIO? Mario: - IO CI SONO -
Io: - IO PURE -
Threepercenters.............If I have to explain, you'd never understand
Roberto Depiano 3%er
16 luglio 2007
Quarta puntata
Scritta da Luigi Coffetti, 3%er
Visto che sono passati cinque anni, abbiamo condiviso gioie chilometri ed
incazzature e, dulcis in fundo, l'avete fatto tutti, dirò anch'io la mia.
Innanzi tutto, volevo ringraziare tutti voi che mi sopportate ancora. Or mi sovviene il momento del nostro incontro che risale al lontano 2001 quando ero più giovane, magro e con più capelli in testa. La circostanza che ci ha avvicinato ed affiatato è circondata da menzogne e maldicenze che ovviamente smentisco a priori e chiunque affermi il contrario avrà a che fare con il mio avvocato, anzi meglio di no, visto che è il primo a denigrarmi. Ci siamo notati a Marina di Carrara (e non a Civitanova Marche come sostiene il
Depia), quella sera ero affetto da uno strano bacillo influenzale e gli antibiotici mi avevano giocato un brutto tiro, per di più avevo finito la benzina, ho avuto un incidente mentre andavo al funerale di mia madre, mi era crollata la casa, l'inondazione, le cavallette, non sono stato io...! In buona sostanza feci la coda, come fanno tutti, per andare in bagno. Io
non riesco tutt'oggi a capacitarmi che cosa provocò ilarità a molti e ira ad altri. Boh, mistero eterno dell'esser nostro. Chiusa (per sempre) la parentesi sul nostro incontro e a parte gli scherzi, sono felice di avere amici come voi con la stessa passione viscerale per la moto scomoda, perdi olio e rumorosa; tutto sommato resta la moto più bella del mondo! È stata lei che ci ha fatto incontrare, o meglio, la nostra MALATTIA.
A proposito, devo vendere il Pan-Shovel perché ho in mente un'altra bambina che mi sono sognato una sera che ero in box con la sorella di Mario (quella maiala), ti allego un paio di foto.
Mi auguro di poter fare ancora miliardi di chilometri con voi.
Grazie ragazzi.
Luigi

P.S. Non sapevo che Rudy fosse gay, lo sospettavo, ma non lo sapevo, cazzi suoi! A forza di uscire con Biki...
P.P.S. si chiede umilmente perdono per errori grammaticali, ortografici e sintattici, ma con la segretaria sotto la scrivania è difficile scrivere.
4 luglio 2007
Outing del Rudy
Smaltiti i fumi dell'alcol del 'Threepercenters National Gathering' (cioè la mia festa di compleanno), il nostro Rudy si sveglia e si rende conto di indossare una maglietta dei Threepercenters. Con un ultimo barlume di lucidità, accende il PC e ci scrive così...
Ancora
una volta vorrei ringraziarvi per il gesto dell'altra sera che per molti
altri al di fuori di quello che noi proviamo per la moto avrebbe
rappresentato poco, avrebbero visto delle persone che regalavano una
maglietta, ma per me rappresentava ben altro era il gesto di un gruppo di
persone che avevano vissuto qualcosa di particolare ed unico, e decidevano
di condividerlo con me scorgendo delle similitudini al loro modo di
vivere. Ricordo ancora i primi articoli letti su freeway di 'Senza
Parabrezza', freeway lo compro ormai da più di 10 anni forse sono uno dei primi clienti, la cosa che ho subito pensato (oltre al talento del roby
nello scrivere) è stata "Cazzo,io sono così" con le prese per il culo e
tutto il resto, e giuro che l'iter per arrivare a quella che è oggi la mia
vita "motociclistica?" MA SI CHIAMIAMOLA COSì è stato lungo. Da sbarbatello
al faaker tipo aperitivo al victory, al Magni che se gli passavo di fronte
mi guardava come un pitbull incazzato, fino al capire perchè cazzo mi alzavo la
domenica alle 6.45 per andarmi a ghiacciare le palle sul lago di Lecco a
febbraio con gente che in confronto il reparto geriatrico del policlinico
sembrano quindicenni, invece di stare a letto con la mia fidanzata. Ma sono
state tutte cose utili, ho trovato anche amici nel chapter com'è capitato a
voi, ma molti sono partiti per lidi lontani o erano più motociclisti da deseo
o living che altro, invece mi rimaneva il sassolino nella scarpa e mi dicevo
ma questo parodi chi cazzo sarà e questi threepercenters chi cazzo saranno
mai? e quando facevo domande mi sembrava di parlare dell'innominato del
manzoni echecazzo alchè un giorno qualsiasi di un 2 anni fa ormai dissi al
Magni 'mi dai il numero del parodi?',ma lui intelligentemente visti tutti
gli 'amici' del roby pensando fossi un sicario insospettabile di qualcuno
mandato a fargli la fiesta, gli chiese prima il permesso e tra una birra ed
altro et voilà il tempo vola nel frattempo sono riuscito a conoscere un pò
meglio tutti forse l'unico di meno il Depia ma che, nonostante di primo
acchito sembri un pò burbero, è sempre stato molto carino con me, poi con il
pizzetto sembra Colin Farrel in Miami Vice, beh oddio forse esagero :-); cmq ragazzi anche se alla rinfusa e un pò con le mie parole è un grazie sentito, e penso di dire che la moto per quanto rimanga un mezzo di locomozione per me è stato strumento per conoscere delle belle persone per portare la mia anima stanca via dai giorni di ordinaria follia che la vita ci regala con tanta generosità, ma più di tutto mi ricorda che sono vivo e nel salutarvi mi accomiato con questa frase del grandissimo Oscar Wilde (idee sessuali a
parte) To live is the rarest thing in the world. Most people exist, that is all. e per chi non sa LO INGLESE fluently "Vivere è la cosa più rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste, ecco tutto."
p.s. chiedo pietà per errori grammaticali ecc ma sono le 2.29 e il cervello
è quello che è n'abbraccio see you on the road
p.p.s. NON SONO GAY
2 luglio 2007
Terza puntata
Scritta da Roberto Parodi, 3%er
Mario, Depia... cazzo amici, ci sono voluti 5 anni per farvi scrivere qualcosa!!! Meno male che vi siete dati una mossa, visto che in giro si incominciava a mormorare che i 3%ers erano un "club virtuale", un po' come i Gorillaz, dove c'era questo Parodi che se la suonava e se la cantava.

Per mia fortuna non è così, perchè se tutto questo esiste è proprio grazie alla nostra amicizia e al fatto che cinque anni fa tre ragazzi hanno capito che probabilmente, nonostante differenze siderali e somiglianze pericolose, qualcosa di davvero bello poteva nascere, e così è stato. Ho deciso di aspettare qualche giorno per scrivere la mia parte e questo per diversi motivi: volevo prima di tutto lasciare lo spazio e la giusta evidenza ai miei fratelli, in quella che spero diventi sempre più anche la LORO homepage; poi perchè volevo aspettare la mia festa di compleanno, un evento per me importantissimo che ogni anno festeggio in questo periodo. Si tratta di un fine settimana in campagna tra birre e maiale alla griglia, sotto la brezza delle colline del Monferrato, ma specialmente il momento in cui mi sento di voler più bene a tutti i miei amici che regolarmente da anni, vengono a trovarmi. Ed è proprio da lì che voglio iniziare a parlare di noi, perchè il nostro gruppo di amici, che sta diventando sempre più grande, è un po' come una festa, la nostra festa. Nel corso di questi anni, molti amici si sono dondolati con noi sulle curve delle provinciali più remote, ci hanno conosciuto, sono venuti alle nostre cene o ai nostri viaggi, più o meno lunghi, più o meno impegnativi o più o meno intensi. Alcuni di loro sono passati, come descritto dal Depia, ma con altri l'amicizia si è consolidata e sono diventati parte fissa delle nostre iniziative e a volte del club stesso. Come il Coffets: un grandissimo. Quando penso a lui, vedo subito il dualismo che in un certo senso caratterizza anche me: da una parte un serio professionista, dall'altro un pazzo motociclista, tatuato e generoso, sia di chilometri che di bevute. Il Coffets rientra a pieno merito nel gruppo primordiale dei Threepercenters essendo stato uno degli amici della prima ora con cui Mario, il Depia ed io, condividevamo l'insofferenza verso alcune formalità del ciapterone lombardo: uno spirito libero e radicale come quello del Luigi non poteva certo accontentarsi delle ecumeniche castagnate o degli inspiegabili 'bottoni' alle sette meno un quarto per andare ... al lago di Como. Mettici insieme Direttivi e First Lady e alla fine della fiera anche il Coffetti fu ostracizzato come noi. Che tempi, ragazzi! Ricordo quando, prendendo spunto dal mio articolo su Freeway, ricevetti il fantomatico "mail di espulsione"; una roba che manco fossi stato bannato da un blog. Poi abbiamo saputo che, dopo il "caso Threepercenters", era stato introdotto nello statuto del ciapter un paragrafo che proibiva di portare pezze che non fossero quelle ufficiali. Insomma, abbiamo fatto cambiare lo statuto ma, a quel che sento, lo "status quo" mi sembra sempre lo stesso! Ma vabbè: continuo a credere che il ciapter sia un eccellente modo di iniziare a frequentare il mondo Harley (proprio come facemmo noi) ed una opportunità per conoscere gente simpatica. Un po' come quando si va in crociera sul Mar Rosso: basta non lasciarsi prendere troppo la mano... Ma torniamo a noi: un altro grandissimo è il nostro amico Rudy Smaila: se fossi una ragazza cercherei di rimorchiarlo a tutti i costi, giuro! Alla sua età, io non avevo neppure iniziato ad immaginare cosa si poteva fare con una moto, mentre il Rudy la vive come fosse uno dei Sinners! Grande viaggiatore, sempre affabile e tranquillo, con il giusto mix tra il genuino spirito motociclista e una giusta dose di scanzonata autoironia. Ha condiviso con noi un Elefante memorabile e molti bellissimi giri primaverili, ma speriamo che ci sia presto l'occasione di combinare qualche bel viaggione insieme. Altri amici, che non hanno ancora con noi l'intimità di Rudy e Luigi, sono nel nostro radar e a volte non guidano neppure l'Harley: per esempio, mi fa piacere ricordare Pietro Spera, motociclista e magistrato alla corte internazionale di Sarayevo, con cui abbiamo condiviso uno stupendo giro per i Balcani con la sua BMW GS rossa, e che saremmo felici di avere ancora al nostro fianco fino in capo al mondo, e questo per ribadire che, per essere uno di noi non è necessario avere una harley: i Threepercenters non si fermano certo di fronte ad un'elica o a qualsiasi altra marca (vabbè se non è proprio giapponese sarebbe meglio....). E naturalmente mi viene da accennare al nostro club, in quanto tale. Ragazzi, quante rotture di coglioni ci sono arrivate per aver creato un logo, voi non ve le immaginate neppure, ma faceva parte del gioco, e noi l'abbiamo sempre saputo, fin dal primo giorno. Anche in questo, abbiamo le nostre idee e le nostre personalità: Mario per esempio non sopporta le back patches: anche quando girava col ciapter, a fatica si era attaccato la banana Milano Chapter e dell'aquilona HOG non se ne parlava neanche. Il Depia non aveva grande familiarità con le pezze neppure lui: gliela diedero a furor di popolo dopo oltre un anno di ritardo per inspiegabili motivi (ma in realtà secondo me, solo perchè diceva sempre quello che pensava e probabilmente questo non era sempre gradito). Manco a farlo apposta, appena pezzato il Depia si autoespulse insieme a noi e quindi non la indossò mai. Oggi indossa a volte la Threepercenter ma, disponendo di vari gilè, spesso predilige quello meno pezzato. Io l'ho indossata per un paio d'anni, ma adesso molto meno. Allora? direte, cosa cavolo ve le siete fatte 'ste back patches? E perchè no, diciamo noi. Il fatto è che il nostro gruppo è la quintessenza del club fuorilegge e non potevamo certo assoggettarci a qualsivoglia regola. Se da un lato siamo certamente un club (oggi pure registrato) o un'associazione, chiamatela come volete, e abbiamo quindi i nostri simboli, dall'altro difficilmente possiamo essere assimilati ad un militaresco club MC o a gruppi similari: del resto, eravamo insofferenti del ciapter, figuratevi se ci andiamo ad incartare su altri regolamenti. Il nostro logo è il piacere di essere riconosciuti e richiama un mondo che amiamo, ma senza fanatismo o passioni eccessive. E' prima di tutto un club di amici e la totale naturalezza con cui facciamo le cose ne è la caratteristica principale, che riteniamo bellissima e preziosa. Perchè è un insieme di persone che stanno inseme e fanno le cose solo e quando veramente ne hanno voglia e perchè ci sentiamo di farle: la moto è il mezzo per la libertà e noi siamo la rappresentazione della libertà. L'unico vincolo è la nostra amicizia: se mancasse quella tutto crollerebbe all'istante e non ci sarebbe simbolo che resisterebbe...
Come al solito ho scritto troppo, ma prima di cedere la penna e passare ad un'altra puntata, vorrei fare un'ultima riflessione: questo sito, gli articoli su giornali e riviste, qualche intervista (magari anche alla TV) ci hanno esposto ad una notevole pubblicità che ha provocato all'esterno reazioni diverse tra loro. Da un lato abbiamo trovato amici ed estimatori, ma dall'altro molti non hanno capito - o hanno fatto finta di non capire - e hanno preferito vedere solo la superficie: la voglia di apparire, di farsi pubblicità, di mettersi in mostra. A costoro non rispondo neppure: se non riescono a comprendere la nostra passione e l'emozione che sempre traspare dalle nostre righe e dalle nostre avventure, beh sono problemi loro. Piuttosto vorrei invece dire grazie ai miei fratelli, che in questi anni, mi hanno sempre sostenuto. Ragazzi so che ogni tanto ho scritto delle cazzate e ne ho fatte altrettante: del resto, quando qualcosa ti prende il cuore, il cervello fatica a stargli dietro. Però voi siete sempre stati con me e questo non ha prezzo: i lunghi pomeriggi a casa del Depia, le serate a cena a casa mia o gli interminabili aperitivi, le discussioni, il misurarsi con gli altri, parlando e sviscerando tutto. Ecco, questo è il valore di avere degli amici, quello che ti fa crescere, che ti fa riconsiderare ciò che magari hai buttato lì con troppo impeto, che ti fa riflettere e correggere, che ti porta a cambiare idea quando è il caso o a trovare una soluzione più giusta, o magari a concludere che non vale nemmeno la pena di prendersela, perchè la vita non potrebbe essere più bella di così. Threepercenters Forever, ragazzi! Roberto Parodi roberto.parodi@threepercenters.it
Seconda puntata
Scritta da Mario Giugovaz 3%er
Ed è giunto anche il mio turno... Cinque anni di 3%. Certo che non sarà facile condensare cinque anni in poche righe.
Cercherò di raccontare gli episodi più significativi, almeno per me.
Beh, anzitutto, credo sia DOVEROSO raccontare come è nata la 'banda dei tre', come qualcuno ci chiamava agli albori, all'interno del Milano ciapter (lo scrivo come il Depia perché mi sembra il modo più giusto e, soprattutto, il più meritato).

Faaker See, Austria. E' il primo raduno internazionale sia per me che per il Depia. Il Parods, invece, si è già fatto qualche scollinata in giro per l'Europa anche se, rispetto a quello che è accaduto dopo, potremmo definire semplici 'gitarelle'.
Comunque, siamo a Faaker, è sera, ed insieme al %Milano ciapter stiamo facendo amicizia tra noi sorseggiando un birra in piazzetta. Ad un certo punto il Depia (strano questo fatto, eh?) ha una piccola discussione con un Orco del ciapter, uno di quelli che 'oh, occhio che quello lì ti riempie di botte se gli girano le palle'.
L'Orco, evidentemente, ha deciso che quella sera, in quel preciso momento, il Depia gli sta facendo girare le palle. Il Nostro, resosi conto che la situazione rischia di degenerare, pur senza avere alcuna colpa - o, almeno, nessuna colpa apparente - gli dice che gli dispiace se lo ha offeso, o robe simili. Quello, per tutta risposta, gli dice che è un coglione. Una volta, due volte, tre volte...
Ed è lì che accade l'irreparabile. Preso da non so quale spirito di cavalleria, mi intrometto nella 'conversazione' e, rivolgendomi all'Orco, gli grido in faccia qualcosa tipo -adesso mi hai rotto le palle, porco ... è da un'ora che ti sta chiedendo scusa e tu cosa fai? Continui! E continui!-. C'è un attimo di gelo. Tutti gli altri del ciapter ci guardano come se fossimo tre alieni appena sbarcati nel bel mezzo del loro dopo-cena. Allora mi avvicino all'Orco, che è seduto su un muretto e, anche lui, mi guarda come se fossi un alieno. O un kamikaze, visto che non è tanto alto (l'Orco) ma peserà almeno quaranta chili più di me... ed ha una faccia per niente rassicurante.
Beh, io sono incazzato per aver assistito a quella scena di prepotenza e arroganza nei confronti di un mio amico (anche se 'nuovo') e mi avvicino a quello tenendo le braccia distese lungo i fianchi. Lui allunga le mani e mi tocca i polsi, come per impedirmi di alzare le mani. Allora lo guardo e con una faccia da culo pazzesca gli dico 'cosa c'è? Hai paura che ti rompa?'.
Minchia!! Ma sei matto?? Tutti mi guardano come se stessi per morire o come se non dovessero vedermi mai più. Anche l'Orco mi guarda con una faccia strana ma, incredibilmente, anziché strapparmi tutte e due le braccia dal corpo, farfuglia una frase tipo 'io non ce l'ho con te... stai calmo...'. Ed è in quel momento che la scena diventa davvero incandescente! Il Depia si IMPENNA e, urlante come un Muezzin, fa partire la famosa 'MarioMerolata del Depia'. Immortale. Per sempre scolpita nelle nostre menti, e nei nostri cuori. Diversi minuti dopo, e diverse parole dopo, il tutto finisce - come vuole la tradizione - con una stretta di mano, qualche risatina e qualche mugugno. Io, il Depia e il Parods ci ritroviamo in un angolo della piazzetta a commentare l'accaduto sorseggiando una birra.
Ed è il momento più cool dell'anno: il Parods, tutto sorridente, dice - Uè raga, siamo come i onepercenters, i bikers cattivi che hanno raso al suolo la cittadina di Hollister (non credo che si scriva così ma il Parods mi perdonerà). Correva l'anno... - e giù a raccontare con dovizia di particolari le vicende dell'AMA e della prima volta che fu usata l'espressione 'onepercenter'.
Silenzio. Ci guardiamo, ci contiamo... 'siamo in tre. Tre su cento iscritti al ciapter. Quindi siamo i THREEPERCENTERS'. E giù a ridere come matti.
Ecco, questa è la storia. La storia che ricordo io... E non ridete. E' tutto vero, al 90%.
Il restante 10% lo conosce solo chi c'era. E chi c'era... c'è ancora.
T.F.F.T.
Mario Giugovaz
mgz.studio@virgilio.it
19 giugno 2006
Prima puntata
Scritta da Roberto Depiano 3%er, alias "Il Depia" Cinque anni... Sono volati e lo dico con convinzione anche se può sembrare una frase un po' banale!
Cinque anni... credo siano il periodo giusto per fare un po' il punto della situazione, nel ripensare a chi abbiamo lasciato lungo il percorso e chi invece abbiamo incontrato come nuovo amico. Questo quindi diventa, spero, il primo dei post che mi piacerebbe condividere con i miei due fratelli.

Prima però di iniziare vorrei farvi una piccola premessa. Ci tengo a dirvi che, indipendentemente da quello che ci è successo in gruppo o nel privato, alla fine siamo sempre e solo noi tre amici il cuore pulsante di questo viaggio che sono i Threepercenters.
Forse di per sè questo nome significa nulla e agli occhi di quelli che non ci hanno capito è sembrato esclusivamente un volersi distinguere a tutti i costi dalla massa.
Vi assicuro però che non è così, almeno per me. Per me significa amicizia e fratellanza, significa sapere dove schierarsi quando un amico è attaccato da tutti anche se non condividi a pieno le sue idee e ogni tanto piscia fuori dal vaso, significa voglia di cazzeggiare a cena tutti insieme e sapere che se una sera stai di merda come mi è capitato l'anno scorso dall'altra parte del telefono loro ci sono pronti ad aiutarti.
Bene detto ciò partiamo con i ricordi e con un po' di voglia di parlarsi addosso!!!
Mario l'ho incontrato a novembre del 2001 ad una cena in un ristorante Giapponese (la cucina è un argomento centrale della nostra amicizia ma ci tornerò dopo) mentre Robi l'ho incontrato il giorno in cui ho comprato la mia 883 a Giugno del 2002 dal Cima.
In entrambi i casi ci ha presentati Giulio, marito di mia cugina e ai tempi segretario del Milano Ciapter (così lo pronuncio e così lo scrivo.... senza che vi offendiate cari i miei permalosi).
La prima 883 non si scorda mai: mi ricordo che quando sono andato a ritirarla dal Cima un sabato mattina, avevo addosso una gran paura; prima di allora non avevo mai guidato una moto a marce e non sapevo bene che fare.
Mi ricordo che presi in mano il telefono e chiamai Giulio, punto di riferimento sulla moto per me in quel periodo. - Giulio dove sei? L'ho appena ritirata sto per muoversi... ma come cazzo si guida?-
Lui con il suo solito tono meraviglioso mi ha risposto da uomo mai preoccupato: - Cazzo sono a Forte Dei Marmi, dai vieni qui che siamo tra amici con le moto.... Che ci vuole, la prima in giu' tutte le altre in su. Ti aspettiamo, muoviti figa!!!-
Ve lo giuro è andata così, sono passato da casa, ho fatto uno zaino e sono partito da solo per il Forte in autostrada via Cisa...è stata la mia prima vera -avventura- in moto.
Lo frequentavamo spesso all'inizio e nel Settembre del 2002 ha anche partecipato al famoso aperitivo al Ragno D'oro in cui abbiamo fondato il club, con relativa consegna della pezza parte del Parodi.
Anche se credo che da qualche parte in un cassetto abbia ancora la sua, Giulio le pezze fuori ordinanza non le ha mai amate tanto e quindi 'cazzulo' sin da subito visto che quella sera c'era anche il 'Director' che non gradiva il gesto. Anche se involontariamente, caro Giulio, sei uno dei fondatori dei Threepercenters.
All'inizio la pezza ed il simbolo erano discreti e personalmente li trovavo carini e ancora oggi sono sul mio gilet d'ordinanza, quello che uso sempre, che per la cronaca non ha pezze fatta eccezione per questa appunto.
In qualche foto sul sito la potete anche vedere: è un piccolo rombo bianco con al centro il 3% nero, cucito a destra perché a sinistra ci portavamo le pezze del ciapter.
Quando questa pezza è stata sostituita dal logo attuale e la dimensione è cambiata, il cazzulo del Giulio si è trasformato in un 'super super cazzulo'. Alla fine lui, il Director Manenti e gli altri del direttivo ci rompevano così tanto i maroni a causa di questa benedetta pezza (sempre a destra), che non aveva più senso proseguire nel percorso insieme e abbiamo deciso di uscire dal ciapter Milano.
Si, la scusa è stata articolo del Parodi su Freeway... in realtà la frattura si era aperta ben prima.
Eravamo arrivati al punto che ci rompevano i maroni per ogni cosa che si faceva e ovviamente il più attaccato era quell'eretico del Parodi che aveva il coraggio di scrivere la verità mentre e io Mario passavamo per vittime circuìte da questo Martin Lutero delle Harley... Tutte palle, palle, palle.
Soprattutto all'inizio ciò che il Parodi scriveva era quasi sempre condiviso e discusso insieme e tutto sommato non spiaceva a molti.
Pensiamo al primo viaggio in Marocco che fu un successo pazzesco: il nostro ego esplose (tutti e tre siamo degli egocentrici). Ma gli amici del ciapter non era spiaciuto affatto ricevere gli onori grazie all'articolo di spalla del direttore di Freeway che si complimentava per l'impresa fatta da tre ragazzi del Milano. Inoltre in quell'occasione le pezze del ciapter erano ben visibili in tutte le foto pubblicate e quindi...
E' vero che da li in poi Robi si è fatto prendere un po' la mano dalla sua verve creativa (da me incentivata a lungo) è ha iniziato a stare sul cazzo a un po' troppa gente, ma è anche vero che al momento di scegliere ne io ne Mario abbiamo avuto alcun dubbio ... uno per tutti, tutti per uno!!!
Ah, il ciapter... Giulio per stimolarmi a prendere una Harley mi raccontava di storie di fratellanza, di amicizia, di viaggi, raduni e altre belle cose ... era veramente piacevole ascoltare i suoi racconti soprattutto all'inizio e oggi se fossi un dealer lo assumerei come venditore.
Peccato però che .... 'un par de coglioni' come direbbero a Roma! Infatti al mio primo viaggio fatto con il ciapter in Austria (e il primo in assoluto fatto insieme da noi tre) senza nessuna ragione comprensibile un orco del nostro gruppo 'me voleva menà': alla faccia della fratellanza... 'Sai lo fa con tutti i novizi' sti cazzi, evviva la fratellanza!!! Comunque capitolo abbondantemente chiuso e in ogni caso, grazie Giulio sei un fratello...
Un altro che abbiamo perso è Michele Surace, nostro compagno di viaggio nell'est e con quale forse non ci siamo capiti e chiariti sino in fondo dopo quel viaggio. Michele ha iniziato a girare con noi dopo un Run in veneto. Nello scegliere se tornare in gruppo in parata col ciapter o infilarci in un ristorante sulla riviera del Brenta, noi tre avevamo optato per la seconda e Michele si era unito a noi con la sua moto che era un missile. Mi ricordo che verso le cinque quel pomeriggio ci siamo ritrovati a fare a gara con dei jappani sulla Milano-Venezia. Loro vestiti come degli astronauti e noi quattro ubriachi di prosecco in maglietta e jeans. Abbiamo incontrato anche i ciapters sul tragitto... lasciamo perdere i commenti.
Dopo il viaggio nell'est con Michele ci siamo persi: per un po' ho cercato di capire cosa fosse successo perché a me dispiace sempre e vi confesso che sinceramente non ci sono riuscito.
Lui ha semplicemente smesso di parlarci e probabilmente aveva ed ha le sue ragioni perché le colpe stanno spesso a metà.
Io però Michele mi sento di dirti una cosa, scusami e mi spiace se non è andata bene.
Quel viaggio è stato sinceramente il più faticoso e nervoso che abbiamo mai fatto e noi già normalmente ci tiriamo il culo a vicenda per ogni cagata!
Sappi però che non solo il rapporto con te ha traballato in quella occasione: anche la relazione tra noi ne ha risentito per un po' e ci è voluto vero 'amore' per salvare l'amicizia e forse è questo quello che ci è mancato.
Comunque, giusto per la cronaca, io dall'anno scorso ho deciso che per me non è la mèta la parte più importante del viaggio, bensì il percorso, quindi calma, lentezza e voglia di assaporare il gusto di ciò che attraversi con i tuoi amici perché alla fine è questo che ti resta attaccato alla pelle. E se non si arriva dove si era deciso, beh chi se ne frega.
Questo nuovo tipo di viaggi l'abbiamo appena sperimentato in Spagna, con Mario e a parte il fatto che lui ha attentato alla mia vita gettandomi ubriaco dal palco del Pacha di Sitgez, è un modo magnifico di viaggiare. Con Robi dobbiamo ancora parlarne, ma per oggi basta così, alla prossima.
Robi...Il Depia roberto.depiano@threepercenters.it

|